La International Rice Genbank contiene semi di circa 130.000 diverse varietà di riso moderne, tradizionali, o selvatiche, le quali includono tutte le specie conosciute del genere Oryza e di alcuni generi imparentati. Questa banca dei semi è mantenuta dall’International Rice Research Institute (IRRI), la principale organizzazione internazionale di ricerca sul riso, la cui sede centrale è nelle Filippine.

Si stima che esistano circa 40.000 varietà coltivate di Oryza sativa, rappresentando dunque una vastissima biodiversità disponibile per le più svariate esigenze di coltivazione e alimentari. Il termine “biodiversità” non indica altro che la diversità nel DNA. E’ intuitivo che i DNA di due specie evolutivamente distanti, ad esempio il riso e la zebra, siano molto differenti e che tali differenze diminuiscano man mano che le specie siano evolutivamente vicine, ad esempio il riso e l’orzo. Ma anche all’interno della stessa specie le diverse varietà sono caratterizzate da mutazioni casuali avvenute nel DNA di parenti comuni.

Ma cosa significa che il DNA è mutato, cioè è diverso?

Il DNA di ogni organismo vivente contiene l’informazione genetica, cioè il “piano di lavoro” per la sua vita e la riproduzione. Una delle meraviglie del DNA (acido deossiribonucleico) è che la sua struttura fondamentale è uguale in tutti gli organismi, dagli umani ai batteri, ed è relativamente semplice.

La famosa doppia elica del DNA è formata da due lunghe sequenze di nucleotidi. Un nucleotide è costituito da una molecola di zucchero (deossiribosio) unita a una molecola di acido fosforico e una base azotata, la quale può essere una fra queste quattro: adenina, guanina, timina e citosina, solitamente rappresentate dalle loro iniziali A, G, T, C. I due filamenti della doppia elica rimangono uniti perché ogni A interagisce con T nell’altra elica e ogni C interagisce con G.

I geni non sono altro che sequenze di DNA, e ciò che caratterizza ogni gene è dunque la combinazione delle quattro basi. La sequenza di nucleotidi di un gene determina la sequenza della proteina prodotta da quel gene. Attraverso una serie di reazioni biochimiche, la sequenza di nucleotidi è infatti prima trascritta in una molecola molto simile al DNA, l’RNA (acido ribonucleico), il quale a sua volta può agire direttamente nella cellula o essere “tradotto” nella sequenza di una proteina secondo il codice genetico: ad ogni tre nucleotidi corrisponde un aminoacido. Ad esempio ad AAA oppure AAG corrisponde l’aminoacido lisina, ad ATG l’aminoacido metionina. Dunque, conoscendo la sequenza di un gene è piuttosto facile conoscere la sequenza della proteina corrispondente (in linguaggio scientifico si dice dunque che la proteina è “codificata” dal gene).

Un gene medio è lungo qualche migliaio di nucleotidi e i geni sono distribuiti in lunghissimi filamenti di decine di milioni di nucleotidi, chiamati cromosomi. L’insieme dei cromosomi formano il genoma di un organismo, cioè l’insieme dei suoi geni. Il genoma di riso è composto da 12 diversi cromosomi. Il numero di cromosomi varia nelle diverse specie e non ha una particolare correlazione con la complessità degli organismi: ad esempio, nell’uomo vi sono 23 cromosomi e nella fragola 28. Ogni cromosoma è presente in due copie in tutte le cellule di un organismo, meno che nelle cellule germinali, nelle quali vi è una sola copia: quando la cellula germinale di un genitore si unisce a quella dell’altro genitore, si ricostituiscono nella progenie le due copie di ogni cromosoma.

Tornando dunque alle differenze fra le diverse varietà di riso, queste sono dovute mutazioni casuali nella sequenza di nucleotidi in uno o più geni, che in molti casi provocano differenze nella sequenza della proteina codificata o addirittura ne impediscono la sintesi nelle cellule. E’ perciò nella variabilità dei singoli geni che risiede la biodiversità di una specie. E questa variabilità è la base scientifica del nostro Marchio “DNA Controllato”

Vedi anche DNA Controllato